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31.1.06

Finanziamenti agevolati

- Una nuova fase di accesso alle agevolazioni finanziarie per la realizzazione di iniziative di investimento d'impresa si sta aprendo: è già in corso il bando della Legge 215 per l'imprenditoria femminile, stanno per essere aperti i bandi della Legge 488 per i settori del turismo, commercio e industria, è pronto il bando per la Legge Reg. 9 della Sardegna per il turismo, si delinea all'orizzonte l'intera platea delle opportunità offerte dai Por/Pit ( progetti integrati territoriali ); è una occasione non solo per le imprese al fine dell'accesso a risorse finanziarie agevolate per investimenti, ma è anche una grossa occasione per l'economia della Sardegna di delineare e definire nell'insieme un progetto complessivo di sviluppo qualitativo, in grado da supportare il graduale abbandono dello stesso meccanismo dello strumento finanziario agevolativo; in modo che il sistema delle imprese sarde sia in grado non solo o tanto di acquisire un vantaggio ( non competitivo) ma in effetti di autodifesa contro/verso la concorrenza esterna ma sopratutto di rafforzare le proprie gambe produttive per essere competitive all'esterno, anche nei mercati fuori dell'isola; le risorse agevolate non devono consolidare una economia autarchica ma sviluppare le propensioni al mercato aperto.

29.1.06

Declino dell'Italia:si o no ?

Sul declino dell'Italia sono stati pubblicati, a poca distanza l'uno dall'altro, due rapporti annuali sullo stato del Paese: quello del Censis e quello di Eurispes; la lettura dei rapporti dei due Enti di ricerca individuano cause ed effetti molto diversi tra di loro; sembrerebbe che sottopongano ad analisi due pazienti diversi, due Italie molto differenziate; ciò non è nè scandaloso e nè può essere additato come colpa; ma sembra che l'Italia sia un bicchiere a metà: il Censis lo vede mezzo pieno, Eurispes lo vede mezzo vuoto; non è il mezzo bicchiere il solito modo di rappresentare il Paese diviso a metà: nord=pieno e sud=vuoto; le contraddizioni, i conflitti, le dinamiche sociali ed economiche, le prospettive, le soluzioni, sono presenti nell'intero territorio italiano; il fatto è che ciò che per uno è un conflitto che denota e individua il possibile superamento del punto critico, per l'altro costituisce il sintomo dell'impossibilità di realizzare l'effettivo superamento dello stato negativo.

24.1.06

sul distretto produttivo

Ancora sul distretto produttivo: sono d'accordo con chi ha scritto che il distretto produttivo non debba ricalcare il concetto e la formula del classico "distretto industriale" localizzato in un'area ben definita e... delimitata; esperienze varie, che hanno legato il distretto produttivo ad un'area territoriale specifica, non si sono rivelate positive; per cui, il modello e la formula di distretto produttivo sarebbe da riferire a quello di filiera, senza uno stretto legame ad una specifica area ma una catena/filiera di imprese produttive ( non settoriali), che hanno ( possono avere ) legami di scambio, tale da indurre alla ripetizione del rapporto. Per evitare una direzione centralistica/verticistica dell'insieme delle imprese coinvolte, questa è l'unica soluzione.

18.1.06

L'Italia creativa

- Ho letto un paper "l'Italia nell'era creativa" molto interessante, descrive le condizioni del nostro Paese non solo/tanto per le contraddizioni in negativo che presenta, ma per quel groviglio di opportunità, di conoscenze, di sperimentazioni, di specializzazioni, di bagaglio caricato addosso a tante mpersone, che fanno/possono fare ed essere ricchezza nella prospettiva prossima futura; si tratta di esplorare, dietro le quinte, veri e propri "teatri" di posa in opera, ossia di accumulo di saperi, da parte di persone e di territori, che lentamente ma costantemente in questi anni hanno percorso strade inesplorate, impervie, accidentate, imbattute, per raggiungere qualche meta, per molti il percorso, il viaggio, era la stessa primaria motivazione di essere creativo, spesso hanno incontrato altre persone, compagni di viaggio, hanno messo insieme le informazioni, le esperienze, le conoscenze, e le mete e gli obiettivi, ottenendo risultati insperati; la creatività sta qui, non sta solo nell'applicare formule, ma nel percorrere strade senza segnaletica ed arrivare ad una meta; si scopre che gli italiani, in tanti, sono più in avanti di chi dovrebbe essere alla guida del paese; questo è il carattere più espressivo che costituisce la sorgente vera della creatività italiana.

15.1.06

voglia di fare e di dire

- La chiamo voglia di dire e di fare, quella aspettativa di tanti italiani di poter esprimere nel campo dei diritti civili e nel campo dell'economia, che si individua così fortemente enunciata, espressa e caratterizzata, a nord e asud, in tutte le fascie sociali di età e di collocazione culturale, direi antropologica; esiste una grande contraddizione: chi ha una buona e soddisfacente condizione economica e di benessere, uno status, spesso esprime una insoddisfazione di natura civile, esistenziale, perchè i modelli di vita, di espressione di sè, di riferimento culturale, non sono effettivamente e /o pienamente raggiunti/raggiungibili nell'attuale asset politico-sociale; dall'altra, chi ritiene ed esprime aspettative di crescita, di movimento, di azione economica per fare impresa, per creare iniziative, per investire, per trovare un/il lavoro, produttivo di status, di benessere, di garanzie esistenziali, si scontra con una ragnatela di ostacoli, diffidenze, ostracismi; le due condizioni esprimono l'assenza effettiva di "liberalismo": civile ed economico; bisogna far diventare liberal questo paese, sia nella società e sia nell'econimia; più civiltà e più mercato: questa è l'iniezione di vitalità che bisogna dare allo stato di cose attuale; perchè le due situazioni, i due mondi, che spesso immagimniamo separati e distinti ( perchè distinguibili e separabili ) si rivelano in effetti strettamente intrecciati ed inseparabili.

8.1.06

La finanza per le imprese

- La finanza per lo sviluppo delle imprese non è mai stata, come ora, auspicata e sospirata; l'economia attraversa un intreccio di nodi che possono essere sciolti solo con un rapido e sicuro salto verso l'innovazuione, anzi verso le innovazioni; in effetti, si pensa sempre e scontatamente alle innovazioni tecnologiche ma poco o nulla a quelle di tipo economico e finanziario; quelle finanziarie, sopratutto, devono consentire di fare di più e meglio impresa; non si tratta di accentuare le formulazioni dell'ingegneria finanziaria ma di individuare nuovi percorsi di accesso delle imprese (per start-up, per cambio di settore, per l'export, per ricambio generazionale, per salto di processo tecnologico e/o produttivo ) alle risorse finanziarie ; non si tratta solo di agevolazioni finanziarie ( con minor costo del denaro, per linea interessi o per linea capitale) ma di accesso innovativo ( quindi agevole ) al sistema creditizio e finanziario; esistono anche delle esperienze, dei prodotti, delle formule, che rimangono isolate, speciali, in-accessibili al sistema dell'impresa diffusa ma che possiede o presenta aspirazioni o capacità di crescita.
Bisogna creare una diffusa sensibilità verso queste problematiche, tale da fare senso comune a che gli obiettivi auspicati si perseguano e siano raggiunti.

etica e affari

- Il rapporto tra etica ed affari si ripropone in Italia solo perchè si continua a fare confusione tra i due piani del problema ; non potrà mai esistere la definizione perfetta del rapporto tra i due elementi, proprio perchè appartengono a sfere differenti: gli affari appartengono al sistema dell'economia, l'etica appartiene alla sfera della morale derivante dal sistema ( dai sistemi ) filosofico di riferimento; le due sfere ( economica e filosofica ) non sono statiche ( norme e regole definiti per sempre ) ma dinamiche ( sono in continua evoluzione ); il furto di denaro non attiene alla sfera dell'etica ma a quello della convivenza sociale e al funzionamento/rispetto delle sue regole date: violazione , repressione, condanna; in economia si pone il problema del funzionamento dei sistemi di regole assunte e di controllo di esse: nelle imprese, negli enti pubblici, nelle Istituzioni; è reato ( punibile) la violazione delle regole assunte dai sistemi di verifica e controllo del sistema economico, non è reato ( punibile ) la violazione di norme derivanti da sistemi morali-filosofici che stabiliscono comportamenti etici: es. l'arrichimento, l'accumulazione di denaro ( oltre certi limiti: in quale misura? ) può essere in conflitto con norme di codici morali ( religiosi ) o ideologici ( socialisti ): in questi casi trattasi di "peccato" o di violazione di statuti/codici politico ( deviazione ideologica ). Un equilibrio ( dinamico ) può essere al massimo l'obiettivo da proporre, nel rispetto consapevole della distinzione tra le due sfere: etica e politica. La loro confusione crea moralismo e caccia alle streghe. Un approccio avanzato a perseguire questo equilibrio può essere l'adozione di sistemi di regole di verifica e controllo ( assunti con volontarietà e non ) da parte di imprese, enti pubbilici e istituzioni per rafforzare la trasperenza, la comunicazione e la partecipazione dei cittadini ( soci, utenti, consumatori, lavoratori, contribuenti ) al funzionamento/gestione/controllo dei soggetti collettivi mediante strumenti quali: il Bilancio sociale, il bilancio ambientale, il bilancio etico, in modo che venga potenziata capacità collettiva della prevenzione della violazione di regole ( sia etiche che civili-penali), a scapito della repressione/punizione .

7.1.06

libero mercato

- La questione del gas tra Russia e Ucraina si può leggere alla luce di due questioni ancora oggi sostanzialmente irrisolte: una, è quella del rapporto con l'occidente; è un grave errore che per avere l'Ucraina ad occidente, si spinge la Russia a svolgere il ruolo di rappresentare l'Oriente: è di primaria importanza che la Russia sia collocata ad Occidente ( la sua storia è la tragica lotta del confronto/scontro tra oriente e occidente ); l'altra è quella della scelta del libero mercato: la libertà non ha confini, neanche in economia; l'ironia della storia è esemplificata dalla vicenda del gas tra Ucraina e Russia; volendo stare in Occidente, l'Ucraina pretende di farlo al prezzo a ....buon mercato ( ossia , a prezzo politico! ) del gas che ottiene dalla Russia, il paese che non sarebbe ancora pienamente intriso di ......regole di mercato!

2.1.06

Il Distretto Produttivo

Il distretto produttivo può essere la nuova frontiera dello sviluppo produttivo; il distretto è da considerarsi il nuovo ambito di sviluppo economico ed occupazionale e di promozione e coordinamento delle iniziative locali in campo produttivo; sarebbe il superamento dei consorzi industriali di vecchio modello; ha bisogno di un forte e convinto confronto e collaborazione tra soggetti istituzionali, economici e sociali, ma il fine è di fare di un'area produttiva di tipo settoriale un sistema competitivo: fare distretto deve significare far vincere un marchio per far vincere un prodotto.
Ciò può valere sopratutto in Sardegna, dove si è esaurita l'esperienza dei vecchi Nuclei industriali e il nuovo si può intuire, vedere e creare con il modello e la formula dei distretti produttivi: ciò implica l'emersione delle vocazioni produttive dei luoghi, delle risorse locali, dei saperi, per intraprendere un percorso della qualità in grado di supportare e sostenere la competitività non tanto nel mercato interno ma soprattutto in quello esterno.
Il distretto produttivo di fatto si deve sostenere sulla base della formula: " fare-saper fare- far sapere "; ossia : prodotto, qualità, marchio.