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15.1.06

voglia di fare e di dire

- La chiamo voglia di dire e di fare, quella aspettativa di tanti italiani di poter esprimere nel campo dei diritti civili e nel campo dell'economia, che si individua così fortemente enunciata, espressa e caratterizzata, a nord e asud, in tutte le fascie sociali di età e di collocazione culturale, direi antropologica; esiste una grande contraddizione: chi ha una buona e soddisfacente condizione economica e di benessere, uno status, spesso esprime una insoddisfazione di natura civile, esistenziale, perchè i modelli di vita, di espressione di sè, di riferimento culturale, non sono effettivamente e /o pienamente raggiunti/raggiungibili nell'attuale asset politico-sociale; dall'altra, chi ritiene ed esprime aspettative di crescita, di movimento, di azione economica per fare impresa, per creare iniziative, per investire, per trovare un/il lavoro, produttivo di status, di benessere, di garanzie esistenziali, si scontra con una ragnatela di ostacoli, diffidenze, ostracismi; le due condizioni esprimono l'assenza effettiva di "liberalismo": civile ed economico; bisogna far diventare liberal questo paese, sia nella società e sia nell'econimia; più civiltà e più mercato: questa è l'iniezione di vitalità che bisogna dare allo stato di cose attuale; perchè le due situazioni, i due mondi, che spesso immagimniamo separati e distinti ( perchè distinguibili e separabili ) si rivelano in effetti strettamente intrecciati ed inseparabili.